Della dipendenza

Non sono più un'adolescente, ma sono comunque nata in un'epoca in cui alle bambine si insegnava ad essere indipendenti (da chiunque, ma dalla figura maschile in particolare), delle donnine forti pronte a farsi valere e a non farsi mettere i piedi in testa in questo mondo di squali e barracuda umani. L'indipendenza economica di una donna rispetto al marito viene ormai data per scontata ed oggi, almeno tra le mie coetanee, fa sicuramente più scalpore una donna casalinga il cui sostentamento è garantito unicamente dalle entrate economiche del marito che una donna in carriera incapace di fare un uovo al tegamino da portare in tavola la sera.

Ho sempre creduto in questi principi, ho sempre fatto di tutto per affrancarmi dalle varie dipendenze che mi si prospettavano (via da casa dei genitori a 19 anni, via dall'ufficio di papà dopo pochi mesi in cerca di un "lavoro vero" anche se meno vantaggioso...) e quando finalmente sono giunta ad un buon punto in questo percorso di liberazione dalle catene della vita... ho scelto la schiavitù.

Vi sembra un controsenso? No, non lo è. Ma di questo parlerò un'altra volta.

Come ci si sente, però, quando ci si ferma un attimo a riflettere e quell'educazione che ci ha accompagnate per così tanti anni si mette a confronto con la vita che stiamo vivendo? E' meraviglioso. E terrificante.

Io non dipendo economicamente dal mio Padrone. Non vivendo insieme, non è naturalmente possibile questo tipo di interazione tra di noi. Ma ogni mia entrata extra (premi in ufficio, incassi per lavoretti extra, regali di genitori e parenti) viene messa in una taschina a parte del mio portafogli ed alla prima occasione viene consegnata al Padrone attraverso un nostro piccolo e breve rituale: mi inginocchio ai Suoi piedi, sguardo basso, e Lo supplico di accettare i soldi della Sua schiava. Non è un obbligo che mi è stato imposto - sono stata io a chiedere di poterlo fare. Ed ho ringraziato sentitamente quando mi è stato accordato il permesso.

Un conto sono i soldi che mi servono per il supermercato o la macchina. Poi ho la restante parte del mio stipendio che, previo Suo permesso, spendo per la palestra o i vestiti di cui ho bisogno. Ma la maggior parte dei miei soldi cerco di risparmiarla per noi due, per Lui. E' un sacrificio? No. Sia perchè ho la fortuna di avere un Padrone estremamente generoso, sia perchè mi dà molta più soddisfazione lavorare e risparmiare per rendermi utile a Lui che non per comprarmi un paio di scarpe firmate da 300 euro.

Una schiava di 50 anni che vive col suo Padrone e che dipende da Lui anche dal punto di vista economico ha sicuramente qualche pensiero in più di quello che posso avere io quando si mette a fare da sola l'avvocato del diavolo e a pensare: e se dovesse finire? E se mi liberasse? Io che faccio? Sappiamo tutti quanto sia difficile rientrare nel circuito del lavoro, soprattutto se non si è più ragazzini.

Tante delle schiave d'oltreoceano che ho avuto la fortuna di "incontrare" (virtualmente parlando, naturalmente) ritengono la totale dipendenza economica dal Padrone parte fondamentale della loro schiavitù, che considererebbero incompleta se avessero ancora il potere di gestire delle entrate economiche in maniera più o meno indipendente. E' sicuramente un meccanismo di appartenenza estremamente forte e potente, ma mi chiedo se alla fine non si corra il rischio di rimanere schiave di un Padrone perchè non si ha altra scelta.

Al di là delle dipendenze reali e concrete, comunque, vi è tutta una serie di dipendenze psicologiche che corrono sottotraccia nel reale vissuto di ciascuna di noi e che non sono certo meno importanti. Riuscirei a vivere senza il mio Padrone, oggi?

Tecnicamente sì. Sono capace di andare a fare la spesa, sono in grado di pagare le bollette alle scadenze ed ho un lavoro con il quale mi posso mantenere. Ma quella è sopravvivenza. La mia vita, quella fatta di emozioni, di sentimenti, di desideri ed entusiasmi, di paure, dubbi e certezze... che fine farebbe? Può un credente rimanere senza Dio? Può un feto fare a meno del cordone ombelicale che lo lega alla madre e lo nutre e gli dà la vita? Può la vita di una schiava dirsi ancora "vita" se non è votata al servizio del suo Padrone? Questi sono pensieri che fanno paura. Forse in maniera diversa e più "filosofica" rispetto al chiedersi come si può fare a mangiare se si viene abbandonate dal proprio Padrone (ma un Padrone degno di questo appellativo potrebbe mai davvero abbandonare una sua proprietà, se pur ex-proprietà- in mezzo a una strada?), ma fanno una paura fottuta davvero.

Sono a tutti gli effetti una donnina del 21esimo secolo. Lavoro, sono un'ottima imprenditrice di me stessa, ho imparato in più occasioni a fare "l'uomo di casa". Non ho abbandonato tutto questo per divenire la schiava di Falcon de Neige, ma l'ho incanalato verso una diversa forma, mirata esclusivamente all'utilità nel servire il mio Padrone. Potrei tornare a sfruttare le mie capacità solo per me stessa? Suppongo di sì. Sarebbe ugualmente bello, appagante, eccitante ed incredibilmente emozionante? Sicuramente no.


Il nostro BDSM

Dalla parte del Padrone

Dalla parte della schiava


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