Siamo seduti ad un tavolino di un pub del centro di Firenze. Oddio, seduti non è propriamente esatto. Riformulo: Falcon è seduto al tavolino di un pub del centro di Firenze, io Gli sono talmente incollata che ormai le mie gambe stanno a cavalluccio sulle Sue.
E’ ancora inverno, ma mentre passeggiavamo e Santa Maria del Fiore illuminata ci guidava verso Piazza della Signoria e poi gli Uffizi e poi il Lungarno, mi sentivo leggera e felice come solo una sera di primavera sa rendere. O un cuore che batte. E i baci ad ogni angolo di strada. E più dei baci. “Ma ci arrestano!“, dico io. “Ma stai zitta“, risponde Lui. E mi è ancora dentro la bocca. E poi mi trascina via, Lo abbraccio e dopo pochi metri siamo di nuovo labbra nelle labbra, mani che si cercano e si trovano.
Ci siamo infilati nel pub per mangiare qualcosa. Parlottiamo delle conoscenze comuni, degli isolotti virtuali nei quali ci siamo incontrati. Ed io sono sempre più vicino a Lui, su di Lui. Iniziamo a raccontarci, mi parla del Suo passato. Io mi sento così piccola, la mia vità è uno sputo rispetto alla Sua. Infilo le mie mani nelle Sue per entrargli dentro l’anima, Lo ascolto rapita, misurando ad ogni Sua parola la distanza infinita che Lo separa dal resto del genere umano. Mi stringe le mani, noto l’anello. Lui si accorge che l’ho visto e continua a raccontarmi di Sè e di come quell’anello sia scivolato nella Sua vita. Mi racconta di un passato che non ho mai visto nè sentito nella vita di nessun’altra persona incrociata nei miei anni di frequentazioni BDSM. Mi racconta di tanto tempo trascorso in Francia, di una Padrona, di un Padrone, di persone che vivevano un BDSM che non poteva essere di massa come oggi, che mai avrebbe voluto esserlo. Mi racconta del Suo apprendistato, del Suo Amore per la Padrona che lo ha educato e cresciuto senza mai farlo suo schiavo, del rispetto per le persone che Gli hanno insegnato a muoversi in questo mondo, a sviluppare le Sue doti naturali di Dominante. Gli brillano gli occhi ed io sento un tuffo al cuore e un buco allo stomaco. In tanti anni che frequentavo padroni e schiavi non avevo mai avvertito niente del genere, non mi ero mai imbattuta in sentimenti così profondi come quelli di cui mi stava parlando, come il rispetto, la devozione, l’onore. “Il BDSM è un gioco“, così mi avevano detto. Lui invece me ne parlava come se fosse Vita.
Stringevo forte le Sue mani per paura di cadere giù da quell’altare sul quale mi aveva portato, di scivolare via da quello stato di grazia nel quale mi avevano condotta le Sue parole.
E’ Lui, pensavo. E’ Lui, mi ripetevo. Ancora e ancora.
Quell’anello è di lei, la Padrona francese. Istintivamente lo bacio ed è uno shock. E’ un gesto che la me stessa di poche ore prima avrebbe considerato stupido, come stupidi considerava tutti i “rituali” ed affini. Mi sarei inginocchiata se avessi potuto, presa dal bisogno che il mio corpo potesse esprimere quello che mi urlava il cuore. Ho baciato l’anello e mi sono sentita già presa in quel collare che ancora non avevo e che Lui si era rifiutato di impormi prima che ci incontrassimo. Mi ero innamorata, sì, ma di prendermi delle cotte mi era già successo. E non avevo mai baciato l’anello di nessuno. Stavolta era diverso. Stavolta avevo riconosciuto la Superiorità indiscussa ed indiscutibile di una persona, per la prima volta in vita mia. Avevo fisicamente bisogno di mostrargli il mio rispetto e la mia devozione, con quel bacio. Rispetto che non poteva non andare anche a chi aveva contribuito in maniera tanto determinante a fare dell’uomo che avevo davanti a me l’Essere Dominante che mi avrebbe poi fatta Sua.
Certo, c’era il rischio che mi stesse riempendo di fregnacce e che io, come una perfetta allocca, ci stessi cascando in pieno, ma l’istinto mi portava, mi trascinava, mi travolgeva verso di Lui. E dopo tutto questo tempo quel Rispetto, quell’Adorazione, la Devozione… e l’Amore, sì, anche quello, per Lui non si sono affievoliti, anzi, vengono riconfermati e riaccesi ogni giorno ed ogni giorno si arricchiscono delle esperienze che condividiamo e degli insegnamenti che mi dà.
E’ Lui.